Primo piano

Conferenza “Il Soft Power dell’Italia”

Appuntamento a Roma, presso l’Auditorium dell’Ara Pacis, martedì 14 marzo 2023, ore 10 – 13,30

 

 

 

Il concetto di Soft Power è stato introdotto all’inizio degli anni ’90 da Joseph Nye, all’indomani della caduta dell’Unione Sovietica, per indicare la necessità che i Paesi occidentali puntassero sulla persuasione – piuttosto che sulla coercizione – nel periodo storico in cui la globalizzazione economica è apparsa interagire positivamente con sviluppi della democrazia ed aperture sociali in diverse parti del mondo.

I drastici cambiamenti in corso negli scenari globali e nelle relazioni internazionali richiedono un’attualizzazione del soft power, e lo rendono ancora più importante, in entrambe le sue declinazioni principali:

  1. Come strumento di dialogo internazionale e per accrescere l’efficacia delle istituzioni multilaterali.Per fare un unico, importante esempio di necessaria cooperazione pacifica in terreni di comune interesse: gli obiettivi strategici per l’intera umanità di mitigazione e adattamento rispetto ai cambiamenti climatici sono irraggiungibili senza condivisione e rapporti trasparenti tra governi, società civile, imprese, finanza, ricerca. Senza fondamentali convinzioni comuni e corrette reputazioni basate su dati certi – anziché false narrazioni e greenwashing – sarà impossibile conseguire i risultati fissati negli Accordi di Parigi del 2015. Questo è un reale terreno su cui esercitare un soft power di nuova generazione.

Per l’Italia, è evidente l’interesse di contribuire a centrare gli obiettivi climatici e ambientali conseguendo e consolidando capacità produttive, trasformazioni tecnologiche, qualità dei servizi, stabile e buona occupazione.

  1. Come strumento di promozione dell’interesse nazionale.Il soft power non è alternativo al legittimo uso della forza, ove coerente con il diritto internazionale, e partecipa alla competizione tra legittime vocazioni ed interessi degli Stati. Di fronte al ritorno della violenza bellica in Europa, l’Italia fa valere il prezioso dettato costituzionale, sul ripudio della guerra e l’appropriato mandato alle organizzazioni internazionali: l’interesse nazionale risiede dunque anche nel limitare e controllare l’hard power.

Nel proporre un sistema di valori imperniati sullo sviluppo delle migliori qualità di innovazione, coesione, ricchezza culturale di ciascun Paese, l’Italia si trova in una posizione straordinaria: per l’eredità di un Patrimonio culturale unico al mondo, strutturato in tre millenni di storia e trasformazioni del Paesaggio, delle città e dei centri diffusi, delle Arti costantemente rinnovate e capaci di parlare all’umanità intera – dall’antichità, ai secoli d’oro, all’età moderna. Per le potenzialità delle sue Industrie culturali e creative contemporanee. Per le capacità produttive e di innovazione, che hanno aperto la strada ad alcune maggiori trasformazioni – e tuttora fanno del nostro Paese la seconda manifattura europea. Per la forza dei prodotti del Made in Italy, riconosciuti, ammirati (e copiati) ovunque. Per l’impatto positivo di questi caratteri sulla reputazione del nostro Paese, per l’attrattività turistica e degli investimenti internazionali.

Il Soft Power Club, creato in Italia con la partecipazione di un qualificato gruppo di personalità globali (e di Joseph Nye), svolge la sua Conferenza annuale a Venezia, luogo simbolo per tutta l’umanità, ed assegna un Premio dedicato ai maggiori protagonisti internazionali.

Iniziando con il 2023 ad approfondire e valorizzare le potenzialità nel tempo attuale del soft power delle Nazioni, non poteva che cominciare dall’Italia; e da un incontro presso l’Ara Pacis, luogo emblematico anche per interpretare i rapporti tra il potere e la pace.

Nel corso della Conferenza, che sarà aperta da un messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, autorevoli rappresentanti delle Istituzioni, della cultura, delle industrie, della diplomazia si confronteranno sulle prospettive dell’interesse nazionale italiano.

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